MotoGP: Jeremy Burgess punta l’indice sul “quartetto” guidato da Valentino Rossi

La nuova stagione della MotoGP è ormai alle porte, ma non si vede all’orizzonte un pilota in grado di colmare il gap che separa i “fantastici quattro” da tutti gli altri. Ne è convinto Jerry Burgess, il mitico ex capotecnico di Valentino Rossi, considerato – e giustamente – una massima autorità di questa disciplina. Non a caso nel 2014 solo 6 dei 54 podi disponibili sono andati a un pilota che non sia Marc Marquez, Valentino Rossi, Jorge Lorenzo e Dani Pedrosa.

Secondo Burgess, che ha lavorato per 14 anni al fianco del Dottore prima di essere “scaricato” alla fine del 2013, il rischio è che il “fossato” continui ad allargarsi. Andrea Dovizioso, Cal Crutchlow, Aleix Espargaro, Alvaro Bautista e Bradley Smith sono stati i primi cinque piloti a rompere il monopolio del “quartetto” ai vertici delle classifiche, ma l’ultima vittoria di un pilota non factory nella premier class risale all’ormai lontano 2006, sul circuito dell’Estoril…

(Getty Images)
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Il ricambio che manca

Le parole di Burgess hanno il sapore di un’amara constatazione. “Non vedo nessuno capace di insidiare il dominio dei primi quattro – spiega ai colleghi di MCN – . I veterani vanno fortissimi e proprio per questo Pol [Espargaro], Bradley [Smith], Stefan [Bradl] e Scott [Redding] devono capire che sta a loro impegnarsi per colmare il divario. Non c’è da sperare in un miracolo. Il successo è frutto del duro lavoro e di una presa di coscienza”. “La cosa che più mi preoccupa di questo sport è il gap tra i quattro grandi campioni e tutti gli altri. E’ una lacuna enorme che deve essere colmata”.

Naturalmente, occorre partire dai nuovi talenti che si stanno affermando nel panorama motociclistico internazionale. “Spero che l’esempio di Jack Miller serva a dimostrare che la Moto2 non è così importante come tanti credono per la formazione dei piloti di MotoGP. Può essere utile migliorare gli standard delle moto da Moto2 per avvicinarli a quelli della classe regina…”. Perché “il problema non è il pilota – conclude – , ma la qualità della moto”.