Gomme auto: i “sensori di pressione” diventano obbligatori

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La norma è entrata in vigore un mese fa, ma – nonostante la sua importanza – sembra sia passata sotto silenzio: dal 1° novembre 2014 tutte le auto nuove immatricolate in Europa devono essere dotate di serie del Tyre pressure monitoring system (Tpms), un sistema di monitoraggio della pressione delle gomme mirato a garantire un miglior comportamento degli pneumatici ed evitare di consumare più carburante del necessario.

 

Come funziona?

I sensori di pressione, resi obbligatori dal regolamento 661 del 2009 (ma in Europa alcuni costruttori hanno iniziato a proporlo già alla fine degli anni ’80, mentre negli Stati Uniti il monitoraggio automatico è obbligatorio da anni), si dividono in due grandi “famiglie”.

Il primo sistema è “indiretto” e si trova generalmente sulle auto di piccola cilindrata: i dati sulla rotazione delle ruote raccolti da dispositivi come Abs e Esp vengono elaborati per rilevare eventuali anomalie dovute alla pressione scorretta (tipico il caso di una ruota che, essendo più sgonfia delle altre, ha un diametro leggermente ridotto e deve girare più velocemente). Il vantaggio di questo sistema sta nel fatto che è più economico (proprio perché sfrutta componenti già presenti sulla vettura); lo svantaggio è che si limita a rilevare l’anomalia del comportamento di una ruota rispetto alle altre, non i livelli di pressione.

Il sistema “diretto” o “attivo” funziona invece grazie a un sensore collocato all’interno di ogni pneumatico (generalmente alla base della valvola) che misura costantemente la pressione e trasmette via radio le informazioni alla centralina installata sulla vettura. In questo caso il vantaggio sta nella maggiore precisione e nella possibilità di visualizzare sul cruscotto la pressione dei singoli pneumatici (compresa la ruota di scorta). Lo svantaggio sta invece nei costi più alti, dovuti all’installazione dei sensori su tutti i cerchioni, e nel rischio di danneggiare i sensori stessi se si procede al cambio gomme “fai da te”.

 

Più sicurezza, meno consumi

Secondo Assogomma, la federazione nazionale fra le industrie della gomma, circa il 50% delle auto circola con pneumatici sotto gonfiati, e di queste il 7-8% ha pressioni di gonfiaggio addirittura inferiori del 20% a quella corretta, con tutti i rischi che ne conseguono sul piano della sicurezza.

Occorre poi tenere presente che se le gomme sono gonfiate correttamente si evita di sprecare carburante. Gli pneumatici sgonfi si deformano più velocemente e dissipano l’energia in calore, facendo aumentare inutilmente i consumi (fino al 10% in più). Viceversa, se la pressione è troppo alta i consumi di carburante si riducono, ma ne risente il comfort di guida, e in ogni caso il battistrada si usura in maniera non uniforme, per cui la gomma “dura” di meno…