Tutta la verità sui “furbetti” della targa straniera

Muoversi su quattro ruote senza dover pagare bollo né fare la revisione, evitando controlli, multe e il rischio di sospensione o revoca della patente. Come? Semplice: basta circolare con un’auto premium con targa dell’est europeo.

Chi vive a Roma, Milano e in altre grandi città (ma non solo) si sarà senz’altro accorto del fenomeno – in costante aumento – degli automobilisti al 100% italiani alla guida di vetture immatricolate in un Paese dell’Europa orientale grazie a un prestanome. Il tutto a danno dello Stato italiano.

Con questo escamotage, il truffatore evita di pagare il (sempre più costoso) bollo, di fare la revisione della propria auto, di presentare il “bollino blu” (la certificazione di controllo dei gas di scarico) e di sottoporsi ai controlli fiscali per i premi sull’imposta di possesso.

Soprattutto, però, a meno di una constatazione immediata dell’infrazione, i “furbetti” della targa straniera non sono sottoposti a revoca, sospensione della patente o sottrazione dei punti. E, se multati, possono contare sull’altissima probabilità che la sanzione non venga notificata o arrivi in ritardo, date le difficoltà per le autorità di risalire all’intestatario della vettura.

Ed è proprio per contrastare questo fenomeno che qualche giorno fa il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ha annunciato un nuovo accordo europeo per favorire lo scambio di informazioni e i controlli “incrociati”.

Considerati i danni per le casse dello Stato (stimati in migliaia di euro al giorno), la speranza è che il giro di vite arrivi in fretta…

Redazione

(Getty Images)
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