Parcheggio “selvaggio”? Per la Cassazione è un reato di violenza privata

(Getty Images)
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Parcheggiare la propria auto in modo tale da ostruire il passaggio di altre vetture è un reato di violenza privata.

Lo stabilisce la Cassazione, che in più occasioni si è occupata di “parcheggi selvaggi”: secondo la Suprema Corte, infatti, posizionare un veicolo all’imbocco dell’unica via di uscita da un fondo significa precludere la libertà di transito di un altro soggetto e, quindi, limitarne il diritto di spostamento.

E questo anche nei casi in cui non è in corso un'”urgenza” (ad esempio, la necessità i recarsi in ospedale) o viene messo a repentaglio un interesse/diritto rilevante della persona – circostanze che, però, possono sicuramente determinare un aumento del volume del risarcimento per la persona offesa.

Di recente, in particolare, gli ermellini hanno condannato un automobilista indisciplinato per tenuto “bloccata” un’altra vettura per oltre sessanta minuti, posizionando il proprio fuoristrada all’imbocco dell’unica via di uscita di un fondo.

Il principio affermato dalla Suprema Corte è che il “dolo” dell’automobilista può anche essere “generico”, nel senso che non è indispensabile che il reo abbia agito con lo specifico scopo di danneggiare un altro soggetto: la consapevolezza di aver bloccato l’unica via di accesso/uscita è elemento sufficiente di condanna.

Redazione