Crisi Giappone: Toyota su ritmi regolari da dicembre, Honda effettua controlli anti-radioattivi su prodotti da esportazione

CRISI GIAPPONE – La centrale di Fukushima, che ha registrato ingenti danni dopo il terremoto-tsunami dell’11 marzo, non ha contaminato soltanto il territorio circostante, considerato off-limits nel raggio di 20 km, ma anche l’acqua del mare con conseguenze nefaste sui prodotti ittici, sugli organismi marini e sulla salute umana. Da Taiwan ieri è salpata la nave ammiraglia di Greenpeace, la Rainbow Warrior, al fine di raggiungere le acque nipponiche e monitorare il livello di contaminazione del Pacifico.

Greenpeace si augura, venticinque anni dopo il disastro nucleare di Chernobyl, che i dati che verranno forniti serviranno a sensibilizzare ancor più l’opinione pubblica mondiale, affinchè si renda conto che l’energia atomica è antieconomica e controproducente.

Per quanto riguarda il comparto automobilistico del Sol Levante, e il problema delle relative forniture, Toyota ha annunciato che entro dicembre la produzione riprenderà un ritmo normale: “La produzione varierà a seconda dei modelli, ma noi ristabiliremo progressivamente la situazione a partire da luglio e prevediamo un ritorno alla normalità verso novembre-dicembre”, spiega il gruppo Toyota in una nota.

La casa motoristica Honda, invece, ha deciso di attuare misure di sicurezza nei porti di Nagoya e Yokohama, al fine di controllare i livelli di radioattività dei suoi autoveicoli destinati all’esportazione, procedura che sarà estesa anche alla componentistica e in altre zone produttive, in modo da rassicurare tutti i suoi clienti circa un possibile rischio di contaminazione radioattiva.

Redazione

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