DELUSIONE DUCATI E ROSSI AL MOTOGP 2011 JEREZ DE LA FRONTERA – Dodicesimo. A un secondo e mezzo dal primo. Ultimo della terzultima fila. Le qualifiche di Valentino Rossi a Jerez sono state un calvario. Il terzo posto di venerdì è da ritenersi un episodio. E a spiegare questo supplizio non bastano i continui riferimenti alla spalla o gli accenni alla sfortuna.

Dodicesimo posto in griglia per Valentino Rossi su Ducati

Primo Stoner, poi Pedrosa e quindi Lorenzo. Il «solito» podio del 2011. Dietro, molto dietro, Rossi. La migliore Ducati è quella di De Puniet, guarda caso il pilota più selvatico del lotto: selvatico come il bolide di Borgo Panigale. «Stavamo andando bene, prima della caduta». Avvenuta dopo tredici minuti. «Colpa mia, sono arrivato troppo veloce e ho perso l’anteriore. Non ero al limite, ma quasi. Siamo caduti in tanti (Stoner, Spies, Aoyama, Edwards, Abraham, NdA). Di solito prepari una seconda moto simile, invece avevamo azzardato una variazione al forcellone. Non ha funzionato. Con la moto buona avrei fatto seconda fila». Non un granché. «La situazione Ducati è preoccupante, nessuno va abbastanza forte e ci vorrà tempo. Speriamo che i cambiamenti del 2 maggio, dopo l’Estoril, ci aiutino».

Rossi, sin qui, è il comprimario di un Mondiale che doveva vederlo eroe e alfiere definitivo del made in Italy. «Spero vinca Pedrosa, perché dei tre è quello che ha meno punti. Qui è il più veloce, ma non so come stia. Senza la caduta avrei puntato al quarto posto, così non so. Le previsioni dicono pioggia. Creerebbe più confusione, ma chissà se mi aiuterebbe».
Rossi, a Jerez come in Qatar (9° in qualifica e 7° in gara), si comporta da attore consumato che dispensa ottimismo mentre i passeggeri del Titanic brindano.

Vitto Guareschi, team manager Ducati, non si nasconde: «Non pensavamo di essere così indietro. Mi aspettavo De Puniet attorno al settimo posto, e ci siamo. Valentino lo immaginavo molto più davanti, ma la vera sconfitta è Hayden: conosce la moto, ma ha girato sei decimi più lento del 2010 ed è 11°. Spiegazioni non ne ho, abbiamo 5 cavalli in più e il telaio è migliore. L’infortunio a Valentino ha reso inutili i test invernali. Abbiamo cominciato a provare solo in Qatar. Noi facciamo esperimenti, gli altri gareggiano. Colmeremo il gap, ma fino a Le Mans (15 maggio) sarà tutto un limitare i danni».

A margine della quasi apocalisse, si è saputo che Simoncelli e Rossi, venerdì sera in Safety Commission, hanno proposto che il peso di pilota e moto sia identico per tutti. Super Sic (quinto) ha confermato: «Non ricordo se l’idea sia stata mia o di Valentino, ma quelli più pesanti consumano di più e hanno troppi svantaggi». Valentino è rimasto sul vago: «Chi lo ha proposto? C’erano Sic, Capirossi, Hayden e sì, pure io». Considerato che Capirossi e Hayden non sono watussi, il dilemma sulla primogenitura dell’idea non è irrisolvibile. La regola esiste in 125 e Formula 1. Si tratterebbe di mettere zavorre a Pedrosa e Stoner, veri obiettivi di questa leggina ad personam che sembra la conferma di un Rossi incline alla lamentela quando le cose vanno storte, oltre che in chiara difficoltà. «Con solo 21 litri, siamo costretti a carburazioni magre e meno potenza. Cambiare adesso no, l’anno prossimo sì».

Se Stoner si è limitato a un filosofico «La leggerezza non è un vantaggio in sé», va registrato l’insolito umorismo sardonico di Pedrosa, uno che non ride neanche quando vince. Ieri, nonostante il braccio in disordine, era in forma: «Ah sì, bella regola. Poi però mi date il permesso di prendere le pillole che voglio per gonfiarmi. Pensateci: prima di me, quanti piloti piccoli avevate visto in prima fila?».
Se Rossi comincia a perdere da Pedrosa pure in conferenza stampa, la situazione si fa quasi tragica.

Fonte: La Stampa