Novità yacht 2011: Austin Parker 72, quattro cabine e quartiere equipaggio per due persone

NOVITA’ YACHT 2011 – Un lobster firmato Fulvio De Simoni che qui miscela classicismo e innovazione. Che arriva proprio quando il rampante cantiere ha raggiunto la sua maturità arriva a due anni dalla rinascita del marchio Austin Parker, il 72 . Quando il cantiere ha raggiunto la maturità sia in termini di gamma, quattro modelli da 42 a 72’, sia in termini di esperienza e competenze produttive. «Non si discosta dal resto della nostra offerta dal punto di vista produttivo: come gli altri modelli, il 72 è realizzato in infusione. Carena laminata in single skin di fibra di vetro, mentre murate, tuga e coperta sono in sandwich con anima di Pvc termostatato. Un sistema vantaggioso per costi, peso e resistenza meccanica; oltre a ridurre le emissioni di stirene nell’aria e che la maggior parte dei nostri concorrenti non propone», spiega l’ingegnere a capo del settore tecnico, che da progettista delle linee d’acqua continua: «Per equilibrare l’assetto durante la planata abbiamo previsto un pattino strutturale a tutta larghezza nella zona di poppa. Così si naviga comodi e stabilmente anche quando le condizioni non sono da cartolina».

La linea esterna è opera di Fulvio De Simoni, architetto capace di spaziare con successo dagli open più sportivi ai fly bridge più classici. Per questo lobster ha deciso di miscelare elementi tipici della categoria (come lo scafo slanciato ma dalla prua alta e protettiva o la tuga allungata a proravia) a soluzioni inedite, come le potenze della sovrastruttura ridisegnate, o la murata che si alza a mo’ di impavesata per proteggere i passavanti. «La richiesta presentata al progettista», chiarisce l’amministratore del cantiere, «al di là delle valutazioni estetiche, aveva come fine uno yacht con grandi spazi a disposizione, sia sopra sia sottocoperta, nel rispetto del nostro stile classico, ma non retrò».

A giudicare da quello che si può vedere i desideri sono stati realizzati: all’esterno, la superficie garantita dal fly bridge e dalle due zone prendisole di prua, vicine ma separate, è quella che ci si aspetta su una barca di una decina di piedi superiore. Ma anche all’interno, dove trovano posto quattro cabine, quattro bagni e quartiere equipaggio per due persone, tutto senza sacrificare nessun ambiente né stravolgere le linee d’acqua. «La nostra idea», afferma l’amministratore, «è offrire all’armatore una barca già definita, in cui i suoi interventi siano limitati ai dettagli, come le essenze o le tappezzerie, per esempio. In questo modo il processo di industrializzazione di ogni singolo modello può essere più spinto e ciò si traduce in un reale vantaggio per il cliente: i costi di preventivo sono certi, così come lo sono i tempi di produzione e consegna».

A pochi mesi dal debutto, è già in costruzione un secondo esemplare di questo 72’, che si aggiunge agli otto 42’ e ai due 52’ previsti per quest’anno. Un successo in un periodo in cui tutti lamentano una contrazione delle vendite: «Credo che buona parte di questo appeal nei confronti del pubblico sia dovuto alla nostra filosofia», ragiona l’ad. «Un modello Austin Parker è fatto per durare. Sia singolarmente, come esemplare, sia come elemento del listino. Pensiamo che molti clienti si siano stufati dei cantieri che ogni anno propongono uno pseudo restyling delle barche, in cui, per dire, si ritoccano i pulpiti o la plancetta, e che praticamente si traduce in nessun reale vantaggio in termini di fruibilità, ma deprezza il valore delle barche già in mano agli armatori. Noi non cambiamo i progetti o le specifiche se non c’è motivo. Ma se invece ci accorgiamo che delle modifiche sono utili in termini di marinità o di sicurezza o di comfort, oltre a inserirle nella normale linea produttiva le proponiamo direttamente ai nostri clienti, magari per metterle in opera durante l’invernaggio». E anche questo significa avere raggiunto una maturità come cantiere.

Yachtonline.it

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