Pirelli, Mario Isola: “Gomma di Kimi senza blistering”

Mario Isola e Sebastian Vettel (Getty Images)

In casa Pirelli c’è apprensione per quanto accaduto ieri durante il Gran Premio di Silverstone alle due Ferrari. I pneumatici italiani, infatti, in questa stagione avevano dato dimostrazione di grande tenuta, riuscendo a percorrere davvero tantissimi giri. In particolare poi proprio sulle vetture di Maranello hanno sempre reso alla grande.

Il botto delle due Ferrari, ha solo acceso con più evidenza un campanello d’allarme, che in casa Pirelli già era presente. A Silverstone, infatti, qualcosa non è andato. Certo il Cavallino Rampante ha pagato le conseguenze maggiori, ma in linea generale il decadimento delle prestazioni è stato repentino e inspiegabile quasi per tutti.

Mistero sulle cause del botto Ferrari

Come riportato da “Motorsport.com”, Mario Isola, responsabile Pirelli, in merito alla questione ha così dichiarato: “Naturalmente stiamo ancora indagando. Dobbiamo analizzare a fondo le gomme per capire cosa sia accaduto. I due problemi crediamo siano di natura differente. Per Kimi escludiamo problemi alla carcassa. Il pneumatico è arrivato ai box ancora gonfio. C’è una parte danneggiata”.

L’uomo Pirelli ha poi continuato: “Il problema di Sebastian, invece, era differente, ha avuto una perdita d’aria. Pirelli e Ferrari stanno lavorando in sinergia per capire cosa sia accaduto. Ciò che è accaduto a Vettel dobbiamo verificarlo, per Kimi non credo si tratti di usura. Non possiamo parlare di limite massimo di giri, ogni monoposto fa lavorare in maniera differente le gomme”.

Nelle ore successive alla gara si era anche parlato dell’ipotesi che Vettel abbia rovinato le proprie gomme in un bloccaggio nella lotta con Bottas, ma Isola su ciò ha dichiarato: “Non credo sia quello il motivo. Stiamo valutando tutti i parametri. Sul set up non posso fornire molte informazioni, ma una cosa è certa, tutti i team si sono tenuti nei nostri parametri. La gomma di Kimi non aveva blistering, quella di Vettel la stiamo valutando”.

Antonio Russo

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