Giovanni Falcone, l’auto della scorta in giro per l’Italia

Auto scorta Giovanni Falcone (Polizia di Stato)

È il 23 maggio 1992, siamo sull’autostrada A29, direzione Palermo, allo svincolo per Capaci. Un boato enorme squarcia d’improvviso il silenzio estivo, sembra un terremoto, un cumulo di macerie ha preso il posto del manto stradale, le vetture che trasportavano il giudice Giovanni Falcone, simbolo della lotta alla mafia, e la sua scorta sono lamiere accartocciate su se stesse. Sui giornali il giorno seguente si parla di attentato allo Stato, ma lo Stato in realtà non c’è si è andato a nascondere dietro una falsa impotenza di non riuscire a combattere la mafia.

Palermo è un mormorio di voci ed ora hanno tutti paura, l’emblema della lotta è stato brutalmente assassinato e in Sicilia c’è paura. Giovanni Falcone era come uno scudo dietro il quale la Sicilia si nascondeva, si prendeva gli applausi (davvero pochi in verità), ma anche le pernacchie e le ingiurie. Cosa Nostra però non è doma, l’estate è lunga e c’è un altro simbolo da abbattere, allo stesso modo, per dare una lezione, un monito a tutti, per dimostrare che lo Stato non c’è o meglio che c’è, ma alza le mani e lascia fare.

Passano quasi 2 mesi e il 19 luglio dello stesso anno è la volta di Paolo Borsellino. Questa volta cambia la scenografia, ma non le modalità. La strage di sposta a via D’Amelio, a farne le spese della brutalità di Cosa Nostra ancora una volta anche gli agenti della scorta. A Palermo le lacrime sono finite e un muro immaginario si alza giusto al centro della città, tra chi combatte la mafia e chi, invece, la accetta allegramente.

Si parte da Peschiera del Garda e si finisce a Palermo

Chi la combatte però comincia ad usare quei due nomi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino come uno scudo trasparente. Questa volta Cosa Nostra non può fare fuori nessuno, lo spirito dei due giudici ha già contagiato troppi giovani. L’Italia però non vuole dimenticare il proprio passato. In fondo uno Stato che non conosce la propria storia è uno Stato che non ha futuro.

Proprio per questo Quarto Savona 15 ha avviato una interessante iniziativa dal nome “La memoria in marcia” in collaborazione con la Polizia di Stato. L’auto sulla quale viaggiava Antonio Montinaro, agente della scorta di Giovanni Falcone, una Fiat Croma marrone, è diventata un monumento alla memoria che dal 1° al 23 maggio 2017 viaggerà in giro per l’Italia. Si parte da Peschiera del Garda poi Sarzana, Pistoia, Riccione, Monte San Giusto, Napoli, Vibo Valentia, Locri e infine Palermo.

Antonio Russo

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